Riflessioni sulla Lectio Magistralis di Kazuyo Sejima al Cersaie 2011

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Riflessioni sulla Lectio Magistralis di Kazuyo Sejima al Cersaie 2011

Destino. E’questo il potere misterioso che determina l’incontro sinergico tra progettista, committente, architettura e fruitore finale. E’ in questo modo che l’architetto giapponese Kazuyo Sejima, con una sensibilità tipicamente orientale e profondamente femminile, pensa all’origine delle sue opere.

Alla fonte delle sue creazioni un approccio che sembrerebbe minimalista ma che, come è stato constatato nel corso della conferenza stampa è invece massimalista, nel rapporto con il corpo e l’essere umano, sempre considerato in una posizione centrale, nella sua essenza più profonda. Tutte le sue architetture nascono dal luogo e con il luogo, creando tra spazio naturale ed artificiale, tra spazio interno ed esterno una continua fusione, visiva, fisica, sensoriale.

E’ l’immaterialità dei materiali che permette di dar vita a luoghi che sembrano altri; la trasparenza, la riflessione genera continuamente nuovi scenari, nuove prospettive: la stratificazione delle pareti, il riflesso continuo e dinamico delle persone che fruiscono dei luoghi e ne sono parte integrante, gli alberi e la vegetazione che si fonde e specchia sulle facciate, dalle forme curve e dissolventi, permettono agli spazi progettati di essere camaleontici, di trasformarsi con il mutare dei colori, delle esigenze della società contemporanea, in dinamica evoluzione, permettendo una varietà di possibilità che si trasferisce anche nell’impianto planimetrico.

Gli spazi, generati partendo da geometrie essenziali, al loro interno diventano fluidi e versatili ad ogni tipo di attività o esigenza. Per Kazujo Sejima la compenetrazione visiva, la mescolanza tra quello che accade dentro e fuori, tra le persone che percorrono le sue opere all’interno e chi le osserva dall’esterno é fondamentale, si crea un palcoscenico d’immagini che di volta in volta si ribalta: l’opera d’arte, visibile dall’esterno attraverso l’immaterialità delle pareti, che delimitano spazi  visivamente inconsistenti, negando il luogo circoscritto dell’architettura a livello sensoriale, la città che entra nell’architettura attraverso la trasparenza, ancora la vita quotidiana che diventa opera d’arte ed é visibile dall’interno dello spazio espositivo, come accade nel museo dell’isola di Inujima, in questo caso sono gli abitanti stessi e la loro quotidianità ad essere opera d’arte.

Il museo si sviluppa lungo l’orografia dell’isola inglobando costruzioni locali abbandonate, fecendole diventare parte integrante di un percorso espositivo cittadino che deve servire anche alla rivitalizzazione di un territorio che si sta spopolando.

Il minuto architetto giapponese, attraverso un volo ideale sulle sue opere, ha guidato la platea dell’Europauditorium del Palazzo dei Congressi di Bologna, con un racconto carico di poesia: dal Museo d’Arte Contemporanea del XXI Secolo a Kanazawa in Giappone, al nuovo Museo d’Arte Contemporanea di New York, al Museo degli Oggetti in Vetro Artigianali a Toledo negli Stati Uniti, ha ancora illustrato la struttura temporanea della Serpentine Gallery a Londra, il Campus per il Politecnico Federale di Losanna, il Museo di Lens nelle vicinanze di Parigi.

Ma la Sejima, oltre alle grandi strutture realizzate principalmente con lo studio SANAA in associazione con Ryue Nishizawa, non pone meno attenzione alle opere di minore valore dimensionale, che come dice realizza principalmente come architetto singolo; attualmente in corso di realizzazione una civile abitazione di circa 60 mq. in Giappone.

Alla fine della descrizione dell’ultima opera in scaletta, a conclusione della sua Lectio Magistralis, la Sejima si é eclissata repentinamente, e noi bramosi uditori ci siamo risvegliati senza capire ancora la differenza tra sogno e realtà. La sala si é velocemente svuotata con la sensazione recondita di aver partecipato ad un fantastico racconto di autentica architettura.

Roberta Patrizia Di Benigno

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