Italia, un tempo popolo di Poeti, Santi e Navigatori, oggi di… Architetti. Sottotitolo: appello ai neo-diplomati, cancellate architettura dalle vostre scelte

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Italia, un tempo popolo di Poeti, Santi e Navigatori, oggi di… Architetti.

sottotitolo: appello ai neo-diplomati, cancellate architettura dalle vostre scelte

Negli ultimi 20 anni il numero degli architetti è esploso. Un fenomeno incredibilmente drammatico che nonostante le colossali dimensioni è passato in completamente in sordina. La comunità accademica, gli ordini professionali e la politica hanno ignorato la gravità della situazione nonostante loro fossero a conoscenza dei numeri. Centinaia di migliaia di giovani hanno conseguito una laurea in architettura in circa un ventennio. Una quantità talmente elevata da rappresentare un terzo degli architetti europei (considerando solo gli abilitati). Dal 2000 è stato introdotto il numero chiuso ma paradossalmente le facoltà di architettura si sono raddoppiate ed il numero di laureati ogni anno è praticamente rimasto invariato. Oggi in Italia abbiamo quasi mezzo milione di laureati in architettura, più svariate decine di migliaia in corso di studi. Una città più grande di Bologna per capirci ed in costante e forte crescita demografica.
Eppure dalle statistiche sembra che più o meno lavorino tutti. In realtà secondo queste statistiche basta avere una partita via per essere considerati occupati, che poi la maggior parte di queste partite via è sotto la soglia della povertà questo è un discorso che nessuno ha interesse a prendere.
La realtà conferma questi dati. Oggi avviarsi nella professione dell’architetto è durissimo. In questo panorama la determinazione e le capacità non sono più sufficienti. Per sopravvivere bisogna adeguarsi nello svolgere qualsiasi tipo di pratica, ben presto si comprende che il tempo dedicato “alle carte” è sempre di più rispetto a quello dedicato alla progettazione, all’architettura, e questo quando si ha lavoro… altrimenti ci si mantiene occupati partecipando a Concorsi, all’estero però, perché in Italia, si sa come vanno le cose, sicuramente c’è già il raccomandato che deve vincere, oppure se riesci a vincere poi  si ferma tutto e non si realizzerà nulla.
Poi si sente parlare di condono, “no il condono mai, è una porcata!” … poi pensi che però in fondo per certe cose alla fine si potrebbe fare e alla fine qualche lavoro in più arriverebbe e che comunque non si potrebbe fare in maniera “etica” ma poi ti rendi conto che stai delirando, perché in Italia se dai un dito ci si prende prima la mano e poi tutto il braccio, se legalizzi le verande il giorno dopo di trovi 1 milione di verande pure nelle cucce dei cani e pensi che forse le cose dovrebbero cambiare ma non in questo modo.
Ma in quale modo? Molti fuggono, siamo i primi in Europa ad uscire fuori i confini nazionali per trovare lavoro, ma spesso la destinazione non è definitiva, la maggior parte delle volte alla fine si ritorna, soprattutto in questo periodo dove gettonatissime mete della neo emigrazione professionale come Londra, Barcellona o NY subiscono uno dei più difficili momenti degli ultimi 50 anni. Altri all’opposto tornano al “paesino” magari lì c’è pure poco lavoro ma almeno non c’è affollamento. Altri investono nella formazione, facendo corsi e master, nella speranza che ingrassando il proprio curriculum si trovi lavoro. In realtà quando arrivano questi CV negli studi i titolari li cestinano immediatamente. “a noi serve un cadista, quatto mi costa questo con 3 master e 5 specializzazioni…”. In ogni caso, per i più fortunati, la retribuzione raramente supera i 1′000€ al mese a nero o tramite fattura nonostante si lavori dentro gli studi, a volte essendo costretti a firmare un documento al titolare che si lavora con le proprie apparecchiature, in modo da “stare tranquilli con la legge”.  Poi c’è chi non esce più dall’università. Si parte da “assistente” in attesa di vincere un concorso per il dottorato, magari con borsa. Per anni, tantissimi anni, gratis o al massimo con piccoli rimborsi si va avanti, si accettano cattedre senza retribuzione pur di fare punteggio. E’ questo il modo per sfruttare legalmente migliaia di giovani senza futuro dei quali, forse, solo qualche decina alla fine riuscirà a diventare docente ordinario. Poi c’è chi ci prova con i vecchi metodi, con la politica, ci si tessera ad un partito, si cerca di frequentare le persone “giuste”, ci si presenta a qualche elezione locale… infine le macchine da concorso: ogni settimana giornali ed europaconcorsi alla ricerca del “posto” in qualche comune come tecnico, o come insegnante, isole comprese. Il resto, siccome siamo veramente in tanti, finisce per fare un altro lavoro, apre un negozio, un ristorante, un agriturismo, oppure fa il DJ o il rappresentante per forni da carrozziere.
Queste sono più o meno le strade della disperazione dei neo architetti italiani, fino a oltre 40 anni precari e squattrinati ma nonostante questo spesso ancora innamorati dell’architettura che vivono per l’architettura ma non con l’architettura.

Gianluigi D’Angelo

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