L’Architettura, l’informazione e la “Open Society”

Download PDF

L’Architettura, l’informazione e la “Open Society”

Manuela Ianni

É all’ordine del giorno la polemica sulla condivisione del materiale intellettuale su internet. Se per alcuni scaricare musica o un film da internet corrisponde a rubare, per altri, il libero accesso on-line a tutti i prodotti della cultura, é un diritto del XXI secolo. L’adozione di forme legali che proteggano i diritti d’autore, si contrappongono alle pretese di chi preferisce copiare e distribuire liberamente. Qualunque legge al rispetto, deve affrontare la denominata Open Society, realtá in cui i creativi vengono ricompensati dall’ampia diffusione del proprio lavoro, ma che allo stesso tempo non vengono pagati  per le loro necessitá materiali.

Andando oltre questo punto di vista, la cosa interessante é che nella societá Open non esistono lavori definitivamente “conclusi”,  tutte le creazioni sono suscettibili a modificazione o, incluso, a miglioramento da parte della comunitá. Prodotto indiscusso di questo rinnovato scenario é la Web 2.0, dove si combina il contributo dell’autore con quello del consumatore in una collaborazione che genera una sorta d’intelligenza collettiva.

Anche l’architettura non puó esimersi dal far parte di questa societá post-industriale, per cui si rende necessario riconoscere quali sono i principi  di un nuovo modello progettuale. Se da un lato, la diffusione dei progetti in rete ha scatenato il fervente fenomeno della copia, dall’altro il “rubare” é sempre stato insito nella natura stessa dell’architetto, sia esso inteso in termini di citazione, sia come trasposizione dell’informazione dal contesto al prodotto plastico: l’architettura  é gestione dell’informazione.

Da un altro punto di vista, bisogna riconoscere che il nostro ambiente costruito, il nostro paesaggio, viene costantemente trasformato da parte della comunitá, ed il progetto inizia realmente una volta smantellato il cantiere. La progettazione architettonica non è più l’espressione di un singolo individuo, ma neanche l’incarnazione dell’abitare collettivo professato dal Movimento Moderno. Piuttosto, è l’espressione di una piattaforma, una rete di influenze, in fase di continua riorganizzazione da parte di tutti i partecipanti.  Ed é in questi termini che si puó ipotizzare una Open Source Architecture, progetto collettivo che si genera a partire di una struttura aperta, in cui la distinzione tra chi disegna e chi lo usa é sostituita da un sistema partecipativo che incoraggia ad un progetto in continua esecuzione.

In base a questa idea, la gente disegna il proprio spazio e l’architetto si occupa del metasistema, struttura logica dove le nuove regole sono definite rispetto alla relazione progettista-partecipante, e cioé chi partecipa al sistema é chi lo disegna; sistema di controllo rispetto ai possibili scenari realizzabili; riappropiazione dello spazio da parte dell’utente. L’architetto disegna il disegno, dunque, operando alla stregua del suo sistema, peró ad un livello piú alto.

Rimane da ascoltare l’opinione delle varie “ArchiStars”.

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Wikio IT
  • Digg
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • LinkedIn
  • Print
  • email
  • Blogosphere
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Orkut
  • RSS
  • Technorati
  • Twitter
  • Yahoo! Buzz
Word To PDF    Invia l'articolo in formato PDF