La natura digitale del Padiglione Britannico, Shanghai 2010

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La natura digitale del Padiglione Britannico, Shanghai 2010

David Abondano Franco, Manuela Ianni

PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK PADIGLIONE BRITANNICO/ SHANGHAI EXPO 2010. Thomas HEATHERWICK

Ripensando alla storia delle grandi Esposizioni Universali, si nota come queste si siano distinte tanto per un marcato carattere folcloristico, derivato dal mondo delle antiche celebrazioni popolari, quanto per aver reso tangibile l’influenza dello sviluppo industriale sulla societá, grazie alla creazione di una vetrina che fosse uno scenario adeguato alla rassegna di prodotti e invenzioni dell’epoca.
Dopo aver visitato l’Expo Shanghai 2010 si ha l’impressione che si conservi ancora quel carattere legato alle feste tradizionali delle prime esposizioni, anche se ció che salta subito all’occhio é il cambiamento rispetto a quello che veniva esposto, attraverso e all’interno del Crystal Palace di Londra (1951), rispetto a quello che viene presentato oggi. Il padiglione, che prima incarnava lo specchio della tecnologia che avanzava, oggi non é piú occasione di sperimentazione di nuovi linguaggi, oggi l’esposizione di prodotti materiali è sempre piú sostituita da quella di prodotti immateriali (servizi), evidente segnale del passaggio dalla tecnologia di produzione alla “tecnologia di riproduzione”. Mentre in passato gli stands avevano una certa autonomia ed identitá architettonica, pur svolgendo il comune obiettivo di mettere in mostra diversi tipi di prodotti industriali destinati all’uso quotidiano, adesso gran parte di essi, circondati da schermi ed immagini iconiche del Paese che rappresentano, sono relegati a mero sfondo della proiezione.

Paradossalmente, il Padiglione Britannico é uno dei pochi progetti che rifugge dal proporre qualsiasi tipo di supporto audio-video e che, allo stesso tempo, dimostra una maggior coerenza con l’atteggiamento innovativo del passato, attraverso l’inglobamento di nuove tecnologie digitali all’interno del processo di disegno architettonico: si evita la semplice applicazione di schermi o proiezioni sui muri, qui l’involucro è usato come mezzo per interpretare le nuove tecnologie dell’informazione.
Allo stesso tempo il materiale esposto (semi vegetali ottenuti dall’istituto di botanica di Kunming) si fonde intimamente con l’edificio: l’ibridazione tra l’architettura ed il prodotto proposto – tra contenitore e contenuto – si ottiene per mezzo dell’introduzione dei semi nei 60.000 filamenti di fibra ottica che formano l’involucro, come se fossero dei pixels. Il rivestimento si percepisce come una superficie continua, dove l’insieme dei pixels non genera un’immagine, bensí un oggetto, l’edificio stesso. Questo nuovo strato epiteliale, luogo dove si combinano gli elementi funzionali ed espositivi, racchiude quella che si puó definire una funzionalitá ornamentale, dato che alberga tanto l’ambito materiale-funzionale dell’edificio (elementi costruttivi), quanto l’ambito espositivo-estetico (significato).
Ed é proprio a partire dalla superficie dell’edificio, che si é sperimentato un cambiamento relativo alla percezione visuale ed alla nozione di scala, cambiamento che é introdotto per mezzo della tecnologia digitale e che si evidenzia con la possibilitá di vedere tanto alla scala microscopica quanto a quella macroscopica. Se si osserva da vicino la superficie interna del padiglione, si potrá notare una frammentazione della continuitá, non solo perché é possibile riconoscere tutti i semi contenuti dentro ai filamenti, ma anche perché questi ultimi, separati gli uni dagli altri, esistono come entitá individuali. Se si osserva però la superficie da una distanza maggiore, questa recupera la continuitá e si comporta come uno schermo, determinando una interface tra interno ed esterno, infatti, grazie alla sensibilitá dei filamenti, l’edificio proietta all’interno i cambiamenti dell’ambiente esterno, generando una luminositá fluttuante.
Partendo dalla continuitá dell’involucro si genera la perdita della nozione di scala dell’edificio, da un lato la sua geometria non convenzionale (angoli arrotondati che producono una sagoma informe e fluida) genera una crisi percettiva dovuta all’annullamento dei volumi derivati dalla geometria euclidea a cui é stato abituato l’occhio umano, dall’altro, andando oltre la sua geometria, si puó notare come la soppressione di qualunque elemento del linguaggio architettonico rinforzi l’omogeneitá dell’involucro, il quale tende ad avvicinarsi molto piú ad una superficie tessile che ad una facciata tradizionale. Con l’assenza di pilastri, porte, finestre, si perdono tutti i riferimenti che permettono di mantenere vivo il concetto di proporzione e, pertanto, di scala; automaticamente l’oggetto architettonico smette di essere un meccanismo fondato sulla relazione tra le parti.
In questo nuovo meccanismo gli elementi che compongono la struttura, la facciata, la copertura, la muratura, etc. non operano piú come un assemblaggio che genera un effetto estetico o funzionale; non si puó piú parlare di un tutto organizzato dalla geometria alla meccanica, l’architettura si presenta piuttosto come un oggetto che sembra provenire dal mondo dell’elettronica.
Se si volesse fare un paragone, si puó notare come negli ultimi anni gli oggetti elettronici hanno subito un processo di compattazione e di perdita della loro presenza materiale, fatto abbastanza evidente nell’evoluzione dei mezzi di riproduzione musicale. Fino a qualche anno fa, se si fosse avuta l’esigenta di ascoltare musica in strada, si sarebbe utilizzato un walkman o se si fosse avuta l’esigenza di vedere un video si sarebbe utilizzato un VHS, cosa che in entrambi i casi richiedeva un tipo di nastro specifico. Oggi con l’IPOD o l’IPhone si puó ascoltare musica o vedere un video grazie alla codificazione di dati, oltre alla possibilitá di parlare con un’altra persona o connettersi ad internet.
Con il passaggio dall’analogico al digitale, la forma del supporto fisico é diventato sempre più indipendente rispetto al tipo di informazione che questo riproduce, cosa che puó essere interpretata come una rottura della relazione tra contenuto e contenitore e che, in architettura, coincide con il definitivo abbandono del mito del movimento moderno, il quale affermava che “la forma segue la funzione”.
Grazie alla rottura tra forma e funzione, tanto i mezzi digitali come “l’architettura digitale” si convertono in una interfaccia tra forma e riserva potenziale di informazione (computer) o di funzioni e servizi (architettura). Come nel caso dell’ IPOD, la cui forma compatta e continua ci impedisce di capire il suo funzionamento, il Padiglione Britannico, lontano dal presentarsi come un meccanismo dove la relazione tra le parti é leggibile, puó paragonarsi ad un oggetto digitale, in cui gli elementi essenziali del funzionamento, la struttura o il sistema della facciata, sono immersi nella superficie dell’involucro e fanno di esso un elemento indecifrabile.
Con il Padiglione Britannico si dimostra che le possibilitá offerte dalla tecnologia digitale all’interno del processo di disegno, non si incontrano solo nella costruzione di mondi virtuali, ma in un nuovo linguaggio, una nuova tettonica, che si allontana dalla stabilitá, la rigidezza, la geometria, l’omogeneitá e la standardizzazione del razionalismo meccanicista, per avvicinarsi alla fluidità, all’a-gerarchico, alla topologia, all’ibrido, all’eterogeneo ed alle molteplici sfaccettature dello spazio dei flussi: la rete. Siamo di fronte ad un’architettura, la cui natura appartiene tanto al mondo degli atomi quanto a quello dei bits.

David Abondano Franco, Manuela Ianni

David Abondano Franco, Manuela Ianni

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