expo 2010

expo 2010
Shanghai
Utilizzare strategie di urbanizzazione e di sviluppo sostenibile per migliorare sotto tutti gli aspetti la qualità di vita dell’uomo all’interno delle città, in due parole “Better City, Better Life”: questo il tema scelto per l’Esposizione Universale edizione 2010 a Shangai.
È la prima volta che viene affrontato l’argomento uomo-città in un rapporto così stretto e non è stato poi forse un caso che ci si trovi a discuterne in uno di quei paesi dove la metropoli entra pesantemente a modificare le abitudini e la qualità di vita delle persone.
È la terza esposizione universale che si tiene in oriente, dopo quella del 1970 ad Osaka, Giappone, svoltasi attorno al tema “Progresso e armonia per l’uomo” e del 2005 ad Aichi, sempre in Giappone, in cui si discuteva su “La saggezza della Natura”, ponendo l’attenzione sui temi dell’ecologia e delle tecnologie rinnovabili.
Cominciata il 1° maggio 2010, l’esposizione sembrava promettere un numero di visite altissimo quasi a superare i 64 milioni di presenze ottenute nel 1970 ad Osaka. Questo significa che in 184 giorni, fino al 31 ottobre 2010, l’Esposizione dovrebbe esser visitata dalle 350mila alle 380mila persone ma gli organizzatori hanno dichiarato che sono ben sotto questa media. Circa 250mila il primo giorno e circa 146mila il lunedì dopo l’apertura con notevoli disagi e ore di fila per poter entrare e dare uno sguardo anche ai padiglioni meno ‘famosi’. Le premesse non sembrano aver centrato almeno per adesso le aspettative.
Dislocata su 5.28 kmq di superficie che fino a pochissimi anni fa ospitava numerose famiglie cinesi, tutte sfrattate forzatamente, presenta una concentrazione di architetture dalle forme più svariate e dai materiali più o meno innovativi, rappresentanti i 260 paesi partecipanti. In soli 7 anni Shangai ha modificato la sua configurazione: 6 nuove linee metropolitane, 300 alberghi ex novo, allargamento del fiume Huangpu e il nuovo terminal aeroportuale a Hongqiao.
Note di merito
La superficie complessiva occupata dal totale dei padiglioni risulta pari a circa 800mila mq e moltissimi di essi resteranno permanentemente su quest’area. Si spera che tra questi, terminato l’expo, saranno ancora visibili il padiglione britannico ad opera Heatherwick Studio, il padiglione danese dei BIG, quello spagnolo dello Studio Miralles-Tagliabue, il sud coreano dei Mass Studies e il Boulevard Expo di Knippers Helbing + SBA international sede di Stoccarda.
Il primato di video e foto maggiormente girate e scattate fino ad ora per questa edizione dell’expo è andato senza ombra di dubbio al padiglione britannico.
Il suo vero punto forza è quello di aver perseguito 3 obiettivi principali durante lo studio del progetto: il primo, quello di essere un padiglione la cui architettura è una manifestazione diretta del contenuto di ciò che esibisce, il secondo, fornire un significativo spazio aperto al pubblico in cui i visitatori possono rilassarsi, il terzo, trovare una semplice idea abbastanza forte tale da distinguersi in mezzo al busy-ness delle altre centinaia di padiglioni concorrenti. Questi obiettivi sono stati catturati in due interconnessi ed esperienziali elementi basati, il primo, intorno al tema della natura e della città, la Seed Cathedral, e il secondo, un trattamento multistrato del paesaggio di 6.000 mq. La Seed Cathedral è una piattaforma che mette in mostra il lavoro dei Giardini Botanici Reali di Kew e il loro Millennium Seedbank. Nella zona di circolazione sotto il landscape che circonda la cattedrale una serie di istallazioni esplorano più in dettaglio i particolari della natura delle città britanniche. La Seed Cathedral è un edificio alto 20 metri, costituito da 60.000 fili acrilici lunghi 7,5 metri, ciascuno dei quali ha incorporato nella sua punta un seme. L’interno è silenzioso e illuminato solo dalla luce del sole che filtra attraverso questi fili verso l’interno. Di notte è luce interna a tornare verso l’esterno e fa brillare di luce propria questo incredibile oggetto architettonico.
Quattro gli elementi fondamentali descritti all’interno del Padiglione danese: le city bike, il porto, il parco giochi e il picnic. Al contrario di quanto sta accadendo a Shangai, si è voluta rilanciare l’immagine della bici come simbolo di stile di vita moderno e sviluppo urbano sostenibile proprio perchè mezzo molto diffuso e comune ad entrambe le città. Il padiglione e l’intera mostra può essere vissuta sia a piedi che sulla bici, fornita gratuitamente ai visitatori. L’edificio è progettato come una doppia spirale con percosi pedonali e ciclabili che conducono il visitatore da terra e, attraverso le curve, ad un livello di 12 metri e poi ancora giù di nuovo a terra. In questo modo si può sperimentare la mostra danese sia all’interno che all’esterno a due velocità. Tutto ciò che è esposto è dislocato sulle facciate interne ed esterne delle pareti che corrono parallelamente formando appunto questa doppia spirale. Ad accogliere i visitatori la famosa Sirenetta danese posta nella Pool Harbour, uno specchio d’acqua che simboleggia la rivincita per la Danimarca e la speranza per Shangai a sanare il suo inquinato e vasto territorio portuale.
Il progetto proposto da EMBT è l’originale sviluppo della tecnica artigianale del vimini applicata alla costruzione. L’idea nasce direttamente dal materiale, ampiamente utilizzato sia in Cina che in Spagna. Grazie alla caratteristica di essere modellabile, il padiglione è in realtà l’antitesi di una scatola-contenitore concepita come fosse l’insieme di più stanze ibride che lasciano il visitatore libero di muoversi con estrema libertà da un punto all’altro del padiglione, attraverso percorsi semplici e fluidi. L’elevata sostenibilità del materiale impiegato e l’utilizzo di una struttura semplice come quella del cesto, ha attribuito al padiglione un’immagine contemporanea, innovativa, molto attraente e di semplice realizzabilità. Con questo obiettivo in mente, il linguaggio universale della materia lavora per costruire un ponte tra Oriente e Occidente, e tra Spagna e Cina, sottolineando l’importanza e la presenza di materiali ecologicamente sostenibili.
Prendendo spunto dall’alfabeto coreano Han-Geul, il padiglione cresce nello spazio secondo le tre dimensioni creando geometrie primarie attraverso la sovrapposizione di circa 40.000 pannelli a pixel colorati firmati dall’artista coreano Ik-Joong Kang, venduti a fine esposizione a favore di un’organizzazione di beneficenza internazionale. Ogni singola tessera rappresenta una lettera e quindi un simbolo, che applicato su pareti alte due piani rappresentano la comunicazione e la tridimensionalità del contemporaneo. All’interno la pavimentazione è concepita come una mappa 3D di Seul, con un fiume di 79 metri e largo 5 attorniato da colline, che scorre attraverso la parte centrale del padiglione e accompagna il visitatore all’interno dell’esposizione. In questa edizione sud coreana dell’expo, l’attenzione è stata spostata dall’importanza internazionale del piano tecnologico che rappresenta il paese ad una dimensione più umana, alla sua tipicità e riconoscibilità come città globale.
Il Boulevard Expo, oltre al Padiglione della Cina, è l’opera più estesa dell’esposizione. Progettato dalla SBA INTERNATIONAL Stuttgart con il supporto ingegneristico dello studio Knippers Helbig, costituisce l’ingresso all’area centrale e offre 350.000 mq di superficie coperta pronta ad ospitare numerose strutture per l’esposizione. L’enorme percorso d’ingresso lungo 1.000m e largo 100m accompagna i visitatori verso l’ingresso dei vari vari padiglioni.
L’Expo Boulevard è uno dei cinque edifici che rimarrà dopo l’esposizione e sarà utilizzato come centro di un nuovo quartiere urbano che si svilupperà in quest’area di Shangai.
L’Expo Boulevard è coperto da una membrana che sviluppa una superficie complessiva di 65.000 m2, attualmente il più esteso manto di copertura realizzato al mondo. Con una luce libera di quasi 100m, rappresenta il limite della fattibilità tecnica. Tutta la struttura è composta 50 ‘alberi’ strutturali interni, alla proiezione a terra della copertura, ed esterni . Di questi cinquanta, sei hanno dimensione e forma simile ad enormi imbuti alti 45m realizzati in acciaio e vetro, con una ‘proiezione libera’ a terra di 80m, studiati per portare luce diretta naturale ai piani interrati.
Il resto dell’expo è tutto discutibile, a partire dal padiglione italiano, bella esposizione delle architetture del passato, alimentazione, moda haute couture e l’ecologica Ferrari, passando per il padiglione cinese elogio al paese ospitante e alle tradizioni locali, il padiglione austriaco bell’esempio di stile e di forma, come quello francese e finlandese.
La risposta a queste logiche formali potrebbe essere data dal padiglione ceco. È di pochi giorni fa la notizia che questo padiglione, considerato tra i più belli dell’expo di Shangai, sarà rilevato in blocco dalle autorità comunali di Shanghai per diventare la struttura sociale del centro di una nuova città per 150.000 abitanti.
La parte green dell’expo
È risaputo che un grande evento porta con sè sconvolgimenti economici, sociali nonché ambientali e questo expo può raccontare notevoli polemiche ma anche note positive. Un’operazione commerciale elevatissima considerando lo spostamento di tutte le attività produttive in un altro punto della città ricostruite con elevati standard antinquinamento. E proprio dove sorgevano fabbriche e attività produttive inquinanti hanno preso largo padiglioni che portano con sè accorgimenti tecnologicamente avanzati come il padiglione tedesco, primate nell’autosufficenza energetica dell’edificio, o meglio ancora quello giapponese realizzato con una membrana viola su cui sono apposti pannelli solari che alimentano la struttura e antenne che raccolgono l’acqua piovana per raffreddare gli ambienti interni. Meglio ancora il padiglione a impatto e soprattutto costo zero quello della Malaysia ispirato alle capanne del paese asiatico e realizzato completamente con materiali riciclati.
L’operazione verde più importante continua a realizzarsi in questi tempi a corredo del parco espositivo internazionale: la più efficiente centrale a carbone del mondo, una modernissima fabbrica di pale eoliche che sarà in grado di produrre 100 megawatt di energia, l’organizzazione di incontri ecologici internazionali, tra cui il Congresso Mondiale Annuale sugli edifici sostenibili, Asia Green Building Annual Congress, e sui consumi verdi dei mezzi di trasporto, Green Fuels&Vehicles 2010. L’anima verde di Shanghai sta dimostrando al mondo di aver avviato un processo verde sostenibile e l’expo è la bandiera di questo nuovo atteggiamento.
Cabiria Iannucci





























































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