Index Urbis, festa dell’architettura di Roma

Index Urbis, festa dell’architettura di Roma
Con la prima edizione di Index Urbis, la festa dell’architettura di Roma, dal 9 al 12 giugno, i luoghi più significativi della città hanno ospitato eventi e conferenze tenute da vari architetti di fama internazionale. La manifestazione, curata dall’architetto Francesco Garofalo, si concentra sui “nodi” della città contemporanea e si affida agli “sguardi” dei protagonisti della creatività.
E’ Álvaro Siza Vieira l’ospite d’onore che da il via alla manifestazione capitolina con una conferenza sulla museografia presso la casa dell’architettura. Mercoledi 9 giugno, l’edificio di piazza Manfredo Fanti, gremito di studenti e professionisti, è stato il teatro di un intenso momento di architettura, in cui il maestro portoghese attraverso le opere chiave della sua esperienza ha raccontato il tema del museo. Dal centro di arte galiziana di Santiago de Compostela dei primi anni novanta, passando per il museo di Serralves a Porto, fino al museo della Fundação Iberê Camargo a Porto Alegre, Brasile. Il tema centrale della conferenza è il museo da poco inaugurato oltreoceano, autentico capolavoro e opera matura di un Siza che sembra, a più di settant’anni, attraversare una ulteriore fase della sua carriera di architetto.
Nella seconda giornata, gli eventi ufficiali della festa dell’architettura si spostano presso l’auditorium parco della musica; in programma le lezioni di Eduardo Souto de Moura, James Corner, Bernard Tschumi e Massimiliano Fuksas.
Dalla conferenza di Souto de Moura emerge il pragmatismo della sua architettura, che parte sempre come una risposta chiara ad un dato problema. Nel progetto della metro di Porto si confronta con le problematiche ingegneristiche di una moderna stazione della metro e con il tema della standardizzazione degli elementi, indispensabile per ridurre i costi di un’operazione di questa portata. Qui, la complessità tecnica, costruttiva e normativa si traduce in spazialità chiare ed eleganti. Souto accetta la sfida di progettare con tanti vincoli e fa di necessità virtù; dice a proposito: ”Progettare una stazione della metropolitana è come costruire un tempio di cui è già stato stabilito lo stile: il dorico. Non si può scegliere, né il corinzio, né lo ionico, ma ciò non toglie che si possa, con quegli elementi, fare una buona architettura; i greci ci hanno lasciato numerosi esempi.”
James Corner, introdotto da Robert Hammod (giovane uomo d’affari newyorkese che ha promosso il progetto di recupero della vecchia linea della highline di Manhattan), spiega i due grandi interventi che lo vedono coinvolto nella grande mela: il parco nell’area dell’ex discarica di fresh kills e il già citato progetto di recupero della soprelevata, progettata in collaborazione con Diller e Scofidio.
Tchumi fa una lunga carrellata dei progetti della sua carriera, dal parco della Villette fino alla sua ultima realizzazione: il museo dell’Acropoli ad Atene. L’architetto francese con quest’ultima opera, prova a dimostrare come vecchio e nuovo possano coesistere e come questa giustapposizione si possa trasformare in un dialogo che dia più valore a entrambe le componenti.











































































































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