EMERGENZA CASA: ARSENICO E NUVOLE

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EMERGENZA CASA: ARSENICO E NUVOLE

di Manuela Ianni

Duecento attivisti dei movimenti per “il diritto all’abitare” hanno occupato per protesta il cantiere della Nuvola di Fuksas a Roma. “La famosa nuvola all’Eur – hanno spiegato i manifestanti – sfavillante nuovo centro congressi, ha appena ricevuto una bella fetta dei 142 milioni di euro destinati dal governo alla città di Roma. Non si può pensare di disegnare il futuro urbanistico della città senza la partecipazione reale dei cittadini, piegando ancora una volta gli interessi di tutti rispetto ai poteri forti dell’economia o peggio della rendita immobiliare”. Si rilancia così, senza scontri, ma a colpi di arsenico, il dibattito sul problema casa. I complessi di edilizia popolare dei primi anni Settanta rappresentano l’ultima e la più grande esperienza di produzione massiccia di alloggi da parte dello stato. Sebbene l’immagine associata a questi complessi abitativi si é sempre alternata tra tematiche irrisolte dell’alta densità e le dubbiose condizioni igieniche e sociali, in essi si può riscontrare la materializzazione di utopie sociali e di idee architettoniche progressiste. Sono la testimonianza di un’intensa attività di ricerca e sperimentazione sul tema della casa, capace di generare proposte e soluzioni fortemente innovative e complesse. La casa, ed in particolare il complesso abitativo, rappresenta gran parte dell’attività professionale dell’architetto. La casa costituisce anche un elemento fondamentale all’interno della costruzione della città: la maggior parte delle nostre città, compatte o diffuse, sono costituite da edifici abitativi. Attraverso la forma che adotta l’abitare si esprimono non solo i modi di vita dell’individuo, ma anche i segni caratteristici di una società, di una cultura. Una prospettiva che oggi sembra essere stata completamente abbandonata dalle amministrazioni pubbliche ed  esclusa dal dibattito architettonico: qual é oggi la posizione dell’architetto rispetto alle politiche abitative? E quale quella degli abitanti, in un contesto in cui la partecipazione integrata sembra essere tornata di moda all’interno del processo del disegno? Il movimento degli attivisti, a tal proposito, ha chiesto all’architetto e al sindaco Alemanno di “scendere dalla nuvola e di uscire dai salotti buoni per dialogare con una città conflittuale e propositiva, desiderosa di realizzare un futuro meno precario e qualitativamente migliore”. Noi ci auguriamo che vengano ascoltati.

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