Padiglione Italia a Shanghai, molosso e diafano

Padiglione Italia a Shanghai, molosso e diafano
Roberta Di Loreto
“Il padiglione dovrà costituire una vetrina delle eccellenze italiane relative alla qualità della vita nelle aree urbane. A tal fine è auspicata la presentazione delle nuove tendenze d’ingegneria, architettura e design in Italia, delle tecniche costruttive eco-sostenibili, dei materiali e delle tecnologie innovative. Da un punto di vista estetico il padiglione dovrà rappresentare lo stile e i valori culturali italiani, nel rispetto del contesto cinese”. Questo di cui sopra è parte del bando indetto nel marzo 2008 per il concorso di idee del padiglione italiano per l’expo di shangai 2010. Il 2 aprile 2009, nella Sala Pininfarina di Confindustria, il Commissario Generale del Governo per l’Expo di Shanghai 2010, Beniamino Quintieri, ha presentato il Padiglione Italia. Il progetto vincitore che rappresenterà l’Italia all’evento fieristico più importante del 2010, è quello proposto dal gruppo guidato da Giampaolo Imbrighi, architetto romano, docente all’Università di Roma “Sapienza”, insieme con IodiceArchitetti, che è stato selezionato tra 65 proposte. E’ degli ultimi giorni la notizia che il padiglione è in via di completamento. Arrivano le prime immagini e la prima diretta web (sul sito www.italcementi.it) durante una conferenza stampa. Sono presenti Giovanni Ferrario (direttore generale Italcementi Group), Beniamino Quintieri (commissario generale per l’Expo di Shanghai), Giampaolo Imbrighi ed Enrico Borgarello (direttore Innovazione Italcementi).Il padiglione stupisce per il suo aspetto molosso e duro. Imponente e maestoso più che futuristico. Distante sicuramente dal design spinto e con effetto sorpresa delle altre strutture ideate per l’Expo. Il disegno del monoblocco italiano presenta una pianta quadrata di 60 m per lato, un’altezza di 18 metri ed una divisione in più corpi di dimensioni diverse ed irregolari collegati da strutture-ponte in acciaio che lasciano intravedere i ballatoi di collegamento. L’edificio è lambito su tre lati da uno specchio d’acqua riflettente. Quello che stupirà però, non sarà l’aspetto monumentale, o almeno non solo quello, come assicurano i progettisti, ma saranno i giochi di luce creati dalle fenditure che si alternano sulla facciata e dai raggi solari che filtrano attraverso il cemento trasparente. Ed è proprio questo materiale (i.light®, versione italiana del Litracon™) a base di resine messo appunto specificatamente per il Padiglione Italia da Italcementi ad essere il punto di forza del progetto. 3.774 pannelli, di dimensioni 500×1000 mm con 50 mm di spessore, realizzati con 189 tonnellate di “cemento trasparente”, ricoprono una superficie complessiva di 1.887 metri quadri, circa il 40% del totale del Padiglione. Il padiglione quindi, giocando con le luci trasforma la sua estetica. Di notte l’illuminazione interna filtrerà all’esterno, in altre parole diventerà un contenitore di luci. trasparente ed etereo, sperando un po’ più vicino alle immagini diafane e affascinanti presentate al concorso, mentre di giorno, riacquista la solidità e la durezza del costruito, visibile nelle immagini presentate. Tutto questo, almeno per ora, ma ancora per poco, resta una promessa. Aspettando di vederlo definitivamente completo e notturno per l’inaugurazione del 1 maggio.





























































comunque dall’immagine sembrerebbe interessante…..in realtà ho visto le foto della realizzazione
è uno scandalo rispetto agli altri padiglioni!!!
Per me non solo rappresenta ” lo stile e i valori culturali italiani, nel rispetto del contesto cinese “, ma anche la tecnologia italiana rispetto alla cinese..un molosso di pietra…
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..e quando dico che la tecnologia italiana é un molosso di pietra, non voglio indicarne gli aspetti simbolici di dimensione, importanza e consinstenza, ma la staticitá e l’arretratezza….
Dunque, l’italia ha fregato l’idea alla litracon.
Il tizio che l’ha realizzato dice pure che é un’ida sua.
Le foto del padiglione realizzato illustrano un capannone industriale di prima periferia.
e lo dicono pure che é sostenibile e “green”
inoltre stando a raiuno dicono che é quello che ha riscosso piú successo.
Ma dico sono matti?
basta andare su siti piú specializzati (archdayly e dezeen) e notare che il padiglione italia non é stato proprio considerato.
Che scandalo.
il Litracon, frutto di una geniale idea del giovanissimo architetto ungherese Áron Losonczi è molto più bello e trasparente soltando usando le fibre ottiche ha costi molto elevati e non ha avuto grande applicazione, l’i.light della italcementi ha sfruttato l’idea solo che al posto della fibra ottica ci sono bastoncini di resina di dimensoine ben diversa. Questo naturalmente ha ridotto i costi notevolmenye ma uk risultato non è per nulla confrontabile…. infatto nel litracon solo il 5% della superficie è di fibre ottiche l’ii.light ha bisogno di una percentuale molto più alta per avere un risoltato molto inferiore. In ogni caso di questo progetto sicuramente questo materiale è l’unica nota positiva, mette imbarazzo vedere il nostro pesante e retorico padiglione tra quelli meravifgliosi di inghilterra, danimarca spagna corea ecc…
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