Incontri della XII Mostra Internazionale di Architettura

Incontri della XII Mostra Internazionale di Architettura
Come ormai è stranoto, la 12. Mostra Internazionale di Architettura è stata affidata a Kazuyo Sejima. Puro architetto. Non uno storico o un critico, direttori, invece, di una serie di precedenti Biennali. Con questa scelta il Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, ha voluto riportare in primo piano il grande tema della qualità dell’architettura, attraverso una personalità che della qualità fa una vocazione personale. Il titolo scelto da Kazuyo Sejima per la 12. Mostra Internazionale di Architettura, reso noto a Ca’ Giustinian, il 22 gennaio ai rappresentanti di 54 Paesi partecipanti, è “People meet in architecture”. Se è vero che la biennale nel suo dna è già un luogo e un momento di incontro, Sejima fa di più e inizia col fare incontrare attraverso conversazioni, performance e momenti di discussione settimanale, architetti, critici e personalità del mondo dell’architettura nazionale e internazionale. Ogni sabato e per l’intero periodo di apertura della mostra avrà luogo un Incontro curato, oltre che dal direttore Kazuyo Sejima, da ciascun direttore delle precedenti edizioni della Mostra: Vittorio Gregotti (1975, 1976, 1978), Paolo Portoghesi (1980, 1982, 1992), Francesco Dal Co (1988, 1991), Hans Hollein (1996), Massimiliano Fuksas (2000), Deyan Sudjic (2002), Kurt W. Forster (2004), Richard Burdett (2006), Aaron Betsky (2008).
Ma gli incontri vengono estesi anche e soprattutto agli studenti. Infatti Sejima mette a punto un secondo progetto, chiamato Progetto Università. Con questo si vuole attivare una serie di specifici protocolli di intesa con le università per fornire agli studenti la possibilità di incontrare l’architettura ed ottenere crediti formativi. Ciascun ateneo e facoltà potrà proporre e sviluppare uno specifico argomento in linea con i contenuti della Mostra, da discutere in un forum nelle sedi della Biennale. “Questa mostra – ha spiegato Kazuyo Sejima – sarà l’occasione per sperimentare le potenzialità dell’architettura, per comprendere in che modo essa esprima nuovi modi di vivere, e per mostrare che è il frutto di valori e approcci differenti”. Buoni quindi i presupposti per poter rispondere o quanto meno interrogarsi sulla ormai annosa questione se può l’architettura chiarire i nuovi valori e i nuovi stili di vita dell’XXI secolo, o come afferma il Presidente Paolo Baratta, se questa disciplina può accogliere la sfida dell’organizzazione dello spazio nella nostra vita.





























































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