DON’T CALL ME “MISTER”! – INTERVISTA A DANTE BINI, PADRE DEI RIVOLUZIONARI BINISYSTEM

DON’T CALL ME “MISTER”! – INTERVISTA A DANTE BINI, PADRE DEI RIVOLUZIONARI BINISYSTEM
Mariangela Martellotta
Ci troviamo ad un punto della Storia paragonabile alla Rivoluzione Industriale a livello di scoperte scientifiche e tecnologiche, di slanci nella sfera tecnica e artistica e di impulsi reciproci fra le varie nazioni che, oltre a confrontarsi, cercano di dare del proprio meglio per sfruttare le proprie risorse e per perfezionare l’ambito della ricerca in vari settori, fra i quali compare quello edilizio.
Sebbene in questo periodo in molti paesi ci sia un vero e proprio fermento per le opportunità che l’edilizia può offrire ai suoi fruitori e a coloro che se ne servono come strumento di lavoro, è importante ribadire che storicamente sono stati pagati alti prezzi perché oggi si potesse procedere tanto celermente.
In questo periodo di rapida crescita è essenziale adottare prospettive multilaterali, soprattutto quando si discute in termini di pianificazione futura – non solo limitandosi al momento pratico, quello di realizzazione materiale, ma anche a quello di organizzazione delle fasi di lavoro e di coordinamento di tutti i soggetti concorrenti-.
Il punto cruciale è che l’evoluzione tecnologica debba essere attentamente diretta alla conquista del “bene comune”, ma a tal proposito ci si chiede cosa voglia significare quest’affermazione apparentemente generica. Viene di seguito riportata una citazione che sembra esauriente ad esplicare questo concetto e ad introdurre quello di ricerca tecnologica innovativa nel settore delle tecniche costruttive e dei processi.
Se si va indietro nella storia dell’Architettura risulta chiaro che i grandi salti concettuali coincidono con le innovazioni strutturali e tecnologiche: la ghisa e le stazioni ferroviarie improvvisamente portarono ad un nuovo tipo di spazio architettonico; lo stesso fu per i grattacieli, grazie all’invenzione degli ascensori… più recenti sono le innovazioni apportate dal computer, che non è un materiale, ma ha la capacità di calcolare strutture estremamente complesse, il che ha permesso agli edifici di fare un bel passo in avanti.
Nella stessa maniera con la quale la matematica si spinge oltre i suoi limiti, un Architetto deve cercare di comprendere cosa può essere fatto con la tecnologia e la struttura. Questo è il punto di partenza!
Tuttavia, come è accaduto in precedenza, i costi sociali dovuti alla perdita di dignità umana – vedi ad esempio le sconfitte subite da alcuni grandi personaggi del passato che per sostenere le proprie utopistiche teorie hanno perso la credibilità e la fiducia della massa e l’appoggio di chi poteva sostenerli a livello economico per la loro realizzazione – ed i rischi ambientali per il fatto di dover intaccare il delicato equilibrio del nostro pianeta, saranno sempre altissimi.
Per dare la precedenza alle future ricerche sui materiali strutturali, ai concetti di progettazione assistita, alle novità in ambito tecnologico-costruttivo, all’organizzazione e alla programmazione dei sistemi di realizzazione, si deve prevedere un più ampio avanzamento di questo orientamento tendenza nel futuro così da individuare nuove tendenze e problemi connessi.
Servono nuovi codici e regolamenti per l’edilizia e svecchiamento della la pianificazione territoriale, un approccio allo sviluppo delle infrastrutture e dell’urbanizzazione, e, non per ultimo, un’acquisizione di confidenza con la pratica del Management, oltre naturalmente ad un coinvolgimento di risorse umane ed energetiche.
In vista di una nuova “città del domani” occorre anticipare i problemi e le esigenze cui ci si dovrà attenere.
L’Architetto di oggi deve sapere vivere ed interpretare il proprio tempo, adeguarsi alle innovazioni e conoscere e saper usare con criterio sia nuovi materiali sia quelli tradizionali. Dovrebbe sentirsi come un “Artusi dell’Edilizia Moderna” che con poche ma salienti indicazioni sia in grado di ottenere un risultato perfetto in ogni occasione.
Sembrerebbe improponibile prefigurare lo sviluppo dell’Architettura nelle società industrializzate, ma ciò che è certo è che oggi sta nascendo quella che viene definita “società globale” dell’informazione e dell’informatizzazione, e per l’appunto l’Architettura potrà rendersi attiva solo se saprà integrare le varie influenze tecnologiche, informatiche, progettuali che le derivano dai diversi settori (ad essa affini e non). Al fine di poter realizzare ciò è doveroso ribadire che la Committenza, soprattutto quella Pubblica, ha un ruolo fondamentale nelle scelte di realizzazione degli organismi edilizi, e può dare contributi ed operare in maniera costruttiva solo collaborando con tutto il team addetto al progetto.
Questa è una discussione che tocca il nervo scoperto dell’applicazione di innovazioni nel processo edilizio attuale e futuro, soprattutto in quei paesi, come l’Italia ancora si resta legati ai tanto “cari”, ma sorpassati approcci costruttive, a tramontati metodi ci regia dei lavori e ad una devastante macchina burocratica.
Mariangela Martellotta
M. : Mister Bini …
D. : Per piacere non chiamarmi “Mister”, altrimenti non rispondo più ai tuoi “contorti” (uso l’espressione che utilizzi nelle tue mail) “ragionamenti”…
M. : Architetto Bini : dove portano le utopie?
D. : Qui da noi, in questi anni, portano poco in là per questo mi sono trasferito all’estero, a lavorare. E all’estero, prima in Australia e poi negli Usa – a San Francisco dove vivo – , ho proseguito nella chimerica ricerca della sintesi tra prodotto finale, materia prima e macchina. All’affinamento di questo irraggiungibile state of the art, che mi ha portato a introdurre una nuova valenza, l’automatismo, da cui è nata la mecatronica edile applicabile sia alle alte tecnologie terrestri che a quelle extraterrestri nelle quali mi sono cimentato con progetti per realizzazioni di basi lunari, come il Lunab, commissionato dalla Space System Division della Shimitsu Corporation. Fino al sistema di costruzione cupole in cemento armato di un diametro fino a 40 metri nel tempo record di un’ora con cui il concetto tradizionale di industrializzazione edilizia si è spostato a monte, slegandosi da quello di prefabbricazione.
M. : Innanzi tutto complimenti per la sua carriera ed i suoi rivoluzionari BiniSystem. Da cosa è partito storicamente il concetto di automation building construction?
D. : Grazie per i tuoi commenti sui miei BiniSystems . Per analizzare la storia dell’automazione applicata alle strutture nel settore delle costruzioni puoi ricavare un sacco di dati dal mio sito <www.binisyetems.com> dove c’e’ un paper intitolato “Construction automation”. Inoltre se tu avessi occasione di leggere la rivista italiana “Focus”, del mese di febbraio 2002 (Focus 113), potresti leggere due articoli del Dr. Parlangeli; ecco l’ultimo: “Intervista a Dante Bini: Edifici che si fanno da sé” Grattacieli che si costruiscono da soli, per mezzo di robots guidati da un computer centrale: non è fantascienza, ma quanto realizzato già negli anni ¹90 in Giappone. Grazie a “Smart” (Shimizu Manufacturing system by Advanced Robotics Technology), una tecnologia sviluppata da un team guidato da Yasuyuki Miyatake, della Shimizu Corporation, e che ha permesso la realizzazione della Jyuroku Bank, a Nagoya (Giappone). Come? Dante Bini, architetto italiano esperto di cantieri automatizzati e consulente della Shimizu, spiega: «Il sito della costruzione viene coperto da un capannone, dotato all’interno di rotaie che fungono da guide per i robots. Questi, manovrati da un computer centrale, scelgono, sollevano, posizionano e fissano con precisione millimetrica tutti i componenti dell’edificio». Queste innovazioni, sostiene Bini, compiranno una rivoluzione copernicana in Architettura: in futuro la progettazione degli edifici avverrà in funzione delle tecnologie (robotiche) che la dovranno realizzare.
M. : La robotica applicata all’edilizia è necessaria per gestire vere e proprie città-cantiere in cui convergono opere edili e impiantistiche di notevole complessità ed i rischi per chi ci lavora devono essere sotto controllo. In Giappone, Cina ed Emirati Arabi sono una realtà. Anche lei si è stato coinvolto nella progettazione delle “città del futuro” vero?
D. : Assieme alla multinazionale Shimizu Corporation di Tokyo ho presentato proprio ad Helsinki un paper su questo argomento; l’hai letto? Per la Shimitzu, – la ditta più importante che mi ha consentito di essere coinvolto in progetto inauditi e inconcepibili per l’Italia e addirittura anche qui negli Stati Uniti – io fui incaricato di progettare delle infrastrutture cittadine per un milione di abitanti, in un caso, e seicentomila abitanti in un altro caso, infrastrutture cittadine che io avrei dovuto proporre di realizzare in forma automatica. I giapponesi avevano già raggiunto a quel punto delle forme di robotica di cantiere straordinarie, infatti esiste Anagoja City, un palazzo alto venti metri, costruito interamente dai robot e senza l’intervento dell’uomo, a parte i dirigenti, una decina di uomini vestiti in bianco, ingegneri coi guanti bianchi che gestivano i robot. Questo livello avanzato di tecnologia in edilizia è sconosciuto in Italia, in Europa, poco conosciuta in America, ed è solamente utilizzata dai giapponesi. Questo mio interesse alla robotica, all’automatismo di cantiere, in particolare più che robotica, è scienza della fisica applicata, mi ha portato non solo a progettare con i giapponesi delle strutture incredibili, come appunto le città di milioni di abitanti, ma anche progetti spaziali, extraterrestri. Infatti, sono stato coinvolto nella progettazione di due basi lunari per conto della Shimitzu, ho contribuito anche alla progettazione di un hotel che orbita intorno alla Terra. Ecco questo tipo di progettazioni in Italia non lo avrei mai potuto neanche lontanamente concepire i sperare di essere coinvolto.
M. : Sì, il paper riguardante la Tower City (“Material, Design and Construction for the 21 st. Century International Research Workshop” del 1991). È mostruoso immaginare che questi immensi formicai umani erano già nelle idee di progettisti del passato tipo il Sant’Elia che con le sue immaginarie visioni di città meccanizzata aveva anticipato tutto ciò . Ora È quasi realtà. Credo però che per l’essere umano non possa essere il massimo delle proprie aspettative vivere in delle comunità immense a mo’ di sardina, quindi penso che ciò di cui i progettisti, e tutti coloro che collaboreranno all’attuazione di tale progetto, dovranno avere cura sarà di migliorare al massimo le condizioni di vita all’interno di queste torri del futuro, ricreando tutto quello che per l’uomo può essere “optional” e quindi mirato al miglioramento dell’impatto psicologico. Ma le chiedo quale sia la sua opinione al riguardo. Lei ci vivrebbe mai in una di queste torri?
D. : Credo che tutti o quasi, si sogni la casa isolata sul colle o in riva al mare con un orizzonte illimitato di fronte. La versione più umana di TC e’ la mia proposta per Kyoto che puoi trovare nella pagina web del mio sito al punto 13 dei BiniSystems. Inoltre pensa alle migliaia di persone che ogni giorno necessitano di un riparo a causa di disastri naturali, immigrazioni di massa, pulizie etniche, guerre e qualsiasi altro evento che li possa lasciare senzatetto. Spesso si costruisce senza criterio e invadendo territori che non dovrebbero essere edificati!
M : Visto che prima ha sottolineato la fortuna di lavorare nell’ambito dell’innovazione tecnologica, quale pensa debba essere il ruolo del governo italiano?
D. : Il governo italiano dovrebbe, come fanno in Giappone, togliere dalle tasse tutte le spese che le imprese fanno per sviluppare ricerca, …sviluppo e controllo. Questa è una cosa che non si capisce perché l’Italia non offra queste agevolazioni fiscali. Per concludere devo dire che mentre la mentalità italiana e la tendenza dell’italiano lo rendono il più ricettivo e più adatto all’innovazione, all’inventiva, ecc.., egli non trova in patria il terreno fertile, sia a livello accademico, sia a livello industriale, sia a livello politico; quel terreno fertile che invece trova qui in America e si trova anche in Giappone.
M: Quali vantaggi invece ci sono a lavorare negli Stati Uniti?
D. : Beh, le tecnologie americane a livello diciamo di ricerca scientifica nel campo della computerizzazione e nella robotica sono molto avanzate, sono al pari di quelle giapponesi. Quindi tutte le volte che io propongo dei sistemi costruttivi in cui io applico l’automatismo ho più ricettività. Per esempio appena io parlo di questi argomenti ci sono i giornali, le riviste, che parlano di queste cose, e io ricevo centinaia di mail, soprattutto da parte di americani, giapponesi, anche dagli australiani, recentemente. Quindi anche i media, i giornali, la radio, la televisione, deve, secondo il mio modesto punto di vista, agevolare, spingere la ricerca in Italia, da cui si può… può essere trasferita ogni nuova tecnologia, anche perché in Italia i costi dei prototipi sono inferiori a quelli che io trovo qui negli Stati Uniti. Infatti io stesso vado in Italia quando devo fare un prototipo nuovo.
M. : In quale zona dell’Italia?
D. : Beh, a Bologna e in Emilia la robotica è spinta in modo notevole, e naturalmente nella zona del milanese anche. Io infatti in questi giorni io sto realizzando delle forme pneumatiche dinamiche, queste famose “pneumoforme” di cui io ti ho parlato, per costruire case a basso costo nel giro di venti minuti. Io posso sollevare pesanti carichi oggi con un sistema nuovo che ho appena brevettato in Italia e con mezzi realizzati in Italia, però portati in America, perché in Italia nessuno mi ascolta, c’è in Italia il substrato sufficiente se politicamente venisse agevolato.
M. : Ho consultato alcuni libri sulle costruzioni pneumatiche e ho trovato assai interessante i testi di Otto Frei …le volevo chiedere : da quale periodo le sembra opportuno si deve partire per un excursus storico circa la possibilità di utilizzare metodi pneumatici di costruzione?
D. : Trovavo spesso Frei Otto e sua moglie ai congressi internazionali, ma l’ho perso di vista, non so se sia ancora attivo.
Frei ha elaborato all’Università’ di Stoccarda una formidabile ricerca sulle strutture pneumatiche. I suoi primi 2 libri che mi ha dedicato autografamente , ” Zugbeanspruchte Konstruktionen ” e “Band 2”, sono stati fonte di grande ispirazione anche per me. Frei Otto e’ uno dei piu’ importanti pionieri strutturali dei nostri tempi. Ah! I favolosi anni Sessanta! Hanno visto cimentarsi personaggi del calibro di Hans Isler, Felix Candela e Buckminster Fuller e Mario Salvadori. In quegli anni si sono espresse per la prima volta forme spaziali mai realizzate precedentemente in Architettura. Pensa che solo l’avvento del computer si e’ riuscito ad elaborare (dopo) il calcolo strutturale di forme quasi impossibili da definire anche geometricamente. Negli anni successivi molti, appunto con l’aiuto dei computer e l’uso degli “Elementi Finiti”, li hanno emulati e copiati. Io, sino dagli anni Sessanta, mi sono impuntato a trovare una filosofia costruttiva adeguata al loro grande genio inventivo ed e’ nato, quasi per caso, il nuovo concetto della “auto-costruzione” o “costruzione automatica”, a cui nessuno aveva mai pensato e che inizialmente mi ha consentito di realizzare un sacco di strutture (Binishells) senza neppure sapere se… “sarebbero state in piedi”! Alla fine il computer ha aiutato anche me…e chi si e’ fidato di me!
M. : Nel suo ultimo intervento in Toscana ha parlato dei suoi BiniSystem come dei sistemi costruttivi flessibili e applicabili a scuole, aeroporti, resorts, case ed un’infinita varietà di progetti. Mi faccia un esempio in Italia.
D. : In Puglia ti consiglio di visitare almeno due villaggi turistici realizzati con Binishells entrambi presso Monopoli (Torre Cintola, in località Capitolo e uno a Cala Corvino). Quel metodo costruttivo alternativo per costruire cupole geodetiche sulla terra., poi lo brevettai e venne costituita un’impresa di costruzioni che costruì parecchie cupole sparse per il mondo. Il brevetto cui mi riferisco è quello che da la possibilità di costruire una cupola con un getto unico completamente ed uniformemente armata e precompressa. Questo significava risparmiare tempo nella costruzione ed avere un risultato statico molto più soddisfacente.
M. : Mentre per quanto riguarda il settore aerospaziale, sempre in Italia, quando e chi le ha commissionato la prima realizzazione?
D. : Storicamente la prima struttura geodetica spaziale autoformante chiamata Binistar, e’ stata realizzata a Bari dalla ditta E.GE.CON./Fratelli Dioguardi S.p.A.. Mai nessuno al mondo aveva tentato prima di fare una cosa simile! Credo che quella struttura esista ancora. Per avere maggiori informazioni a riguardo, potresti rivolgersi al famosissimo Cavaliere del Lavoro, Prof. Ing. Gianfranco Dioguardi dell’omonima ditta.
M. : Lei, Architetto di origine italiana, cosa ammira nei colleghi della sua madrepatria? E nello stesso tempo di cosa dubita?
D. : Ogni volta che torno in Italia, ed in particolare a Firenze, non posso evitare di ammirare la grande perizia degli italiani nell’interpretare la difficile arte del Restauro con il recupero e la manutenzione di opere impareggiabili di Architettura inserite in un contesto urbano che rispetta un ambiente che tutto il mondo ammira.
Ora mi domando se, polarizzandoci in questo doverosa ed encomiabile opera, ci stiamo allontanando dallo spirito di innovazione e creatività che gli Architetti, gli ingegneri ed i costruttori dei tempi passati, ci hanno consegnato. Non vorrei che si sia perso quello che Gianfranco Dioguardi definisce “L’Avventura della Ricerca”, nella prefazione del mio libro in via di stampa a Milano dal titolo metafisico (come lo ha definito Dacia Maraini) “A Cavallo dell’Aria”,
M. : Cosa si fa invece all’estero nell’ambito dell’innovazione tecnologica?
D. : Cosa fanno “gli altri”? Alcuni escogitano formule didattiche che stimolano i giovani, che li spingono ad unirsi nei loro garages ad inventare Google, Apple, Microsoft ecc. Altri, propongono drastiche innovazioni nella scienza delle costruzioni e consentono la realizzazione di SMART System, progettano TRY 2004, Tower City, Kyoto for the 21st Century. Sviluppano nuovi materiali o addirittura si spingono nelle ricerche spaziali per fronteggiare i problemi che impongono ambienti estremi.
[..]Sono convinto che dobbiamo imparare ad essere i docenti di oggi… Penso che sia assurdo imporre ai giovani il nostro vecchio, presuntuoso punto di vista, senza cercare invece di incoraggiarli a seguire le intuizioni e sfruttare la loro creatività in un mondo completamente diverso ed in continua evoluzione.
Non dobbiamo costruire come i romani dell’antichità ma con i criteri del nostro tempo, attenendoci all’uso dei nuovi materiali e ai principi di sostenibilità economica, ambientale e temporale.
M. : E adesso un sintesi del Binishell: ci può presentare i risultati fino ad oggi raggiunti?
• sostenibile meno materiale e meno spreco
• pulito bassissime emissioni di
• alta qualità maggiore consistenza e robustezza
• reperibile modo conveniente di costruire
• rivoluzionario usando aria compressa insufflata ad alta pressione si da forma e si rinforza la struttura di cemento
• semplice bassa tecnologia, materiali facilmente reperibili e comuni mezzi d’opera
Oltre 1300 realizzazioni esistenti in 23 paesi
• rapido – Riducendo fra il 60 e il 75% i tempi di costruzione programmati
• durevole – Naturalmente resistente ai venti, ai terremoti, al fuoco e alle inondazioni. Il metodo costruttivo a corazza è calcolato usando il metodo GSA finite element che da risultati positivi per quanto riguarda le deformazioni anche se sottoposto ad elevati carichi.
• flessibile – Varietà infinita di curve, dimensioni, usi e finiture. I Binishell sono applicabili a scuole, aeroporti, resorts, case ed un’infinita varietà di progetti
• economico – Riducendo i costi di costruzione tipo fino alla metà
a cura di Mariangela Martellotta
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Ho supervisionato la realizzazione del Villaggio Torre Cintola di Monopoli realizzato con Bini shell prima del 1985 ed è stata la prima struttura ricettiva realizzata con uesto sistema in Italia. Vorrei citare nella mia scheda professionale questa realizzazione ma non ricordo più l’anno di realizzazione. Ho purtroppo già mandato al macero il mio archivio di studio. Mi potete aiutare?
Grazie cordialità GE Buzzelli