L’Aquila: parliamone ancora

L’Aquila: parliamone ancora
Non basta certo un frame per parlare della ricostruzione di L’Aquila, ma dare ogni volta uno spazio e una voce a tutte quelle mentalmente e fisicamente giovani iniziative resta un dovere della rete. La ricostruzione è iniziata, vengono fuori i primi nomi delle imprese che se ne occuperanno, iniziano a farsi sentire i segni di giusta impazienza delle persone che hanno perso tutto, casa e lavoro, e intanto si lavora per il G8 (dunque all’aeroporto di Preturo e anche dentro la caserma di Coppito), quando elicotteri e auto blindate invaderanno la già militarizzata città. Ma quale ricostruzione? Dopo che il sindaco Massimo Cialente invita Massimiliano Fuksas a collaborare alla ricostruzione, altre, tante associazioni propongono iniziative, come ideAq, associazione che si è proposta di mettersi in network con il CNA di Udine per organizzare un ciclo di incontri con tutte quelle realtà che contribuirono alla ricostruzione friulana successiva al terremoto del 1976, per trovare spunti, elementi di similitudine e differenza e per partire dall’esprienza fruilana per andare ancora avanti. E di ricostruzione continua ad accuparsene il Collettivo99 che ancora una volta vuole farsi sentire organizzando un ciclo di incontri e dibattiti in cui si intende mettere a confronto esperienze provenienti da vari ambiti e discipline sul post-terremoto e sul futuro del territorio aquilano attorno ad una base progettuale in progress sviluppata da aquilani. Cioè come far crescere e rendere artefici del proprio futuro e destino chi la città dovrà e vorrà viverla mediante l’apertura al mondo. Al primo incontro hanno partecipato tre importanti studi di architettura: i Metrogramma, IaN+, EcosistemaUrbano. “Questo primo incontro, al pari di quelli che seguiranno, sarà l’occasione per riflettere sull’importanza di ricostruire guardando fin da subito e coraggiosamente a scenari convincenti e lontani, pur preoccupandosi di fornire un rifugio confortevole e sicuro per ogni suo abitante e senza dimenticare di garantire l’equilibrio e la vivibilità di un “organismo” urbano in ogni sua fase” dice l’architetto Marco Morante che ha aperto il dibattito. Ora immaginare una città temporanea e transitoria è un “esperimento” quanto mai significativo per L’Aquila e per gli aquilani, abituati da sempre a rapportarsi con una città che essi stessi immaginavano immutabile nelle sue forme architettoniche e strutture sociali; riaprire porzioni del centro storico opportunamente messe in sicurezza; creare percorsi pedonali urbani che si snodino tra le diverse parti di “città-cantiere”; creare strutture provvisorie puntuali e diffuse destinate ad accogliere gli esercizi commerciali che non avranno la possibilità immediata di tornare a usare i locali che avevano in precedenza; riappropriarsi di spazi di aggregazione pubblica la cui mancanza in questo momento comincia a diventare insopportabile. Sono questi alcuni degli spunti-idee che il Collettivo99 propone di sviluppare e proporre per tornare in possesso della propria città.





























































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